Decluttering: ovvero, come riorganizzarmi la vita

Tra le mille strade che ora si aprono davanti a me ho deciso di cominciare a scegliere, così ho iniziato un percorso con una life coach; ho scoperto da poco il coaching come strumento di crescita personale e mi ha incuriosito. Ma chi è una life coach? Per dirlo con le parole di Caterina è “una persona che ti aiuta a togliere le rotelle dalla bicicletta e ti dà la consapevolezza che puoi pedalare da solo”. In pratica, attraverso alcuni incontri e una serie di strumenti molto pratici, il coach ti aiuta ad avere una visione più chiara di te nel presente e di chi vuoi essere nel futuro.

Sono una persona pragmatica e a tratti diffidente sui “metodi alternativi”, ma le idee che stanno alla base del coaching sembrano disegnate su misura per la sottoscritta: fai una fotografia chiara del tuo presente, fissa il punto in cui vuoi arrivare, usa gli strumenti più adatti a te per disegnare la mappa del tuo viaggio che ti porterà esattamente dove vuoi andare.

Uno dei primi strumenti che la mia coach mi ha fatto scoprire è il decluttering che, tradotto letteralmente, vuol dire “liberarsi del ciarpame”. Sono ben consapevole di come la casa sia in grado di fagocitare un’enorme quantità di roba e tenerla custodita in gran segreto per anni; per questo motivo, a cadenza regolare ogni 12-15 mesi, mi faccio prendere da raptus di follia dove elimino tutto quello che trovo sul mio cammino. La ragazza ordinata e precisa che è in me prende il sopravvento e, senza alcuna pietà, butta (o regala) in maniera randomica vestiti, oggetti, utensili da cucina, biglietti, scontrini… insomma TUTTO quello che procura fastidio.
Questo è un comportamento che ho sempre avuto fin dall’adolescenza, ma lo ho sempre messo in atto in maniera casuale e inconsapevole; questa volta ho deciso di farlo in modo più rilassato e metodico, analizzando con attenzione ogni pezzettino dei miei 37 mq di casa e decidendo con criterio cosa tenere e cosa buttare. Questa “terapia d’urto” è utile non solo per fare ordine fisico, ma soprattutto per avere un proprio ordine mentale. Provo un piacere estremamente appagante nel buttare o dare via tutto quello che non serve più, che pesa, che ingombra e soffoca lo spazio che mi circonda.

Questa mattina sono partita all’attacco della cucina e ho scoperto di essere un’accumulatrice seriale di barattoli di vetro; ogni volta che finisco un sugo, una marmellata, dei pomodorini sott’olio o simili, lavo accuratamente il barattolo cercando di togliere l’etichetta e lo archivio per la mia pazza e inutile collezione. Ne ho buttati via 52, anche se ne sono sopravvissuti una quindicina che ho tenuto “per ogni evenienza”. Ora la mia cucina mi guarda e mi sorride orgogliosa, e io ho la sensazione che intorno a me ci sia più aria e che si possa respirare meglio.

 

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