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Quello che le vacanze mi hanno insegnato sulla collaborazione

Settembre è arrivato, e si è portato via in un attimo la spensieratezza delle vacanze estive. Ma io sono un’inguaribile ottimista e un’eterna Pollyanna e non mi voglio rassegnare al fatto che si possa vivere con leggerezza anche il rientro al lavoro! Per questo ho deciso di portarmi a casa un pezzettino di quello che queste vacanze mi hanno insegnato e cercare di inserirlo nella mia quotidianità.

Il mio viaggio di questa estate si è rivelata un’avventura epica, sono stata in Maranhão con Avventure nel Mondo. Partire con un gruppo di sconosciuti per andare dall’altra parte del mondo è stato un triplo carpiato fuori dalla mia comfort zone, ma alla fine si è rivelato tutto molto al di sopra delle mie aspettative, e ne sono felicissima!

LA MIA VACANZA IN MARANHÃO

Il Maranhão si trova nella parte nord est del Brasile, ed è una terra meravigliosa che non è (ancora) stata raggiunta da orde di turisti, tanto che la maggior parte delle persone non ha idea di dove si trovi o di cosa ci sia laggiù. Abbiamo fatto un tour di 17 giorni in mezzo a dune di sabbia bianchissima e a lagune blu. Praticamente tutte le città che abbiamo visitato sono costruite su sabbia, quindi per due settimane abbondanti mi sono dimenticata di cosa volesse dire indossare le scarpe. Questo concetto del vivere a piedi scalzi è una delle cose che voglio inserire nella mia vita anche questo inverno. No, non sto dicendo che andrò in giro senza scarpe per strada, non sono ancora impazzita del tutto! Semplicemente vorrei vivere più a contatto con il mondo che mi circonda e “sentire” di più l’ambiente in cui vivo.

Un altro must della mia vacanza è stata la varietà di mezzi che abbiamo preso per spostarci. Vivere in un mondo fatto di sabbia ti costringe ad adottare soluzioni improbabili per spostarti: dalla classica jeep (con il cassone dietro aperto, dove dovevi arrampicarti per salire), ai buggy, ai quad, al carretto trainato da un asino; siamo anche riusciti a fare di meglio: tipo jeep piazzata su zattera (non me la sento di chiamarla barca) per attraversare il fiume. Una piccola controindicazione del viaggiare su sabbia è che, qualunque mezzo tu prenderai, devi mettere in conto che salterai come se fossi sulle montagne russe.

Una delle esperienze più difficili è stato sicuramente il trekking sulla sabbia: partenza alle 3 del mattino per affrontare 7 ore di camminata per un totale di 18 km su e giù per le dune, con qualche breve intervallo per fare il bagno, per poi arrivare in un’oasi letteralmente sperduta in mezzo al deserto dove ci aspettavano…delle meravigliose amache su cui dormire!

La cosa più affascinante di tutto il viaggio sono stati sicuramente i tramonti nel deserto e sul mare, anche se il sole calava intorno alle 18 facendo sembrare le giornate più corte di quello che erano in realtà e creando una sorta di distorsione temporale che mi ha portato, non so bene come, a percepire la vacanza molto più lunga di quello che è stata in realtà.

Purtroppo del viaggio in se non ho molto altro da raccontarti, nel senso che la costa del Maranhão ha una conformazione molto omogenea, quindi praticamente ho visto paesini costruiti sulla sabbia, dune e acqua per 17 giorni di fila. Se stai pensando di fare un viaggio in queste zone ti consiglio di starci non più di una settimana e poi magari terminare con una meta più movimentata tipo Rio o San Paolo.

[Trovi altre foto del viaggio sul mio profilo Instagram]

VIVERE IN GRUPPO H24

Il best of di questo viaggio è stato, in realtà, quello che più mi spaventava all’inizio: ovvero il gruppo! Riuscire a stare in mezzo alla gente in maniera continuativa era una cosa che non avevo idea di come gestire, per di più con persone che non conoscevo minimamente. E se ci fossero state persone antipatiche? E se mi fossi sentita in imbarazzo e a disagio? E se non avessi avuto nulla da condividere con loro? E se mi avessero preso in giro?
La mia testa era invasa da “E se…” mostruosi e giganteschi. Sai come è andata a finire? Che non se ne è avverato nemmeno uno!

Sicuramente sono stata fortunata, ma non credo che sia stato solo quello; mi prendo il merito di essermi posta in maniera aperta e di non aver indossato maschere finte, facendomi conoscere e rapportandomi in maniera “sana” con i miei compagni di viaggio. Una cosa che certamente ho imparato è che, per statistica, su un gruppo di 17 persone NON PUOI andare d’accordo con tutti, ma NON PUOI non andare d’accordo con nessuno. Era inevitabile trovare persone con cui mi sarei trovata meglio e altre meno ma, volenti o nolenti, saremmo dovuti rimanere tutti insieme, facendo più o meno le stesse cose e prendendo decisioni comuni sull’itinerario del viaggio e su alcuni problemi pratici che si sarebbero presentati.

Questo viaggio mi ha fatto riflettere su come poter migliorare il lavoro di gruppo, che si tratti di collaboratori o di clienti, che si tratti di un gruppo di 2 o 3 persone oppure di 50.

5 COSE (+1) CHE HO IMPARATO

  1. COMUNICARE BENE: la comunicazione è alla base di tutto quanto, parlare in maniera chiara e trasparente risolve il 90% dei problemi. Probabilmente non ti ho detto nulla di nuovo, ma quello che voglio aggiungere è che il “comunicare bene” vuol dire prima di tutto ascoltare il tuo interlocutore per capire che linguaggio parla e regolare il tuo di conseguenza. Le parole e il modo di dire le cose non hanno lo stesso peso per tutti; impara a capire come si esprime chi ti sta di fronte e cerca di parlargli nello stesso modo, sarà più facile capirsi e tu ti risparmierai un sacco di arrabbiature.
  2. PRENDERSI TEMPO PER SE: stare in gruppo non significa vivere in simbiosi col gruppo. Nessuno si offenderà se ti prendi i tuoi spazi, se decidi di isolarti per qualche ora, se non farai esattamente tutto quello che fanno gli altri. Specialmente per un introverso riuscire a staccarsi per un po’ e chiudersi nella propria solitudine è davvero questione di sopravvivenza. Quindi, poiché non si può versare acqua da una tazza vuota…pensa prima a te e prenditi il tempo necessario per ricaricarti.
  3. RESTARE APERTI ALLE PROPOSTE: onestamente ci sono state alcune cose fatte questa estate che mai mi sarei aspettata di fare, ne tantomeno di trovarle divertenti. Eppure quando si è in gruppo è come se cambiasse un po’ la percezione della realtà. Spesso le cose fatte in compagnia sono più divertenti, spaventano di meno e sono un modo per sperimentare qualcosa di nuovo. Non dire di no subito, a volte lasciarsi trascinare dalle decisioni della maggioranza può regalare gioia e divertimento inaspettato. Senza andare contro i tuoi ideali e i tuoi principi prova a dire più si.
  4. CREDERE IN SE STESSI: potrà capitare che il gruppo decida di fare qualcosa che tu credi di non essere capace di affrontare, ma non sempre hai la possibilità di dire di no. Quello è il momento per tirare fuori le tue capacità migliori e sconfiggere il tuo giudice interiore. Ti assicuro che la maggior parte delle volte è solo il tuo io quello convinto che non ce la farai.
  5. LASCIARE ANDARE: impara a non portare rancore. Fai di tutto per far valere la tua idea senza diventare invadente o arrogante ma, se alla fine non riesci a spuntarla e ti tocca fare qualcosa che non ti va esattamente a genio, lascia correre. Arrabbiarsi, tenere il broncio e rinfacciare la cosa a chi ti sta intorno non farà altro che farti vivere quel momento con pesantezza.

L’ultima cosa che è importante ricordare in un contesto di gruppo, sia nel lavoro che nel tempo libero è… DIVERTIRSI!
La leggerezza e le risate sono state il leit motiv della mia estate, erano anni che non mi divertivo così tanto! Credo che sia successo semplicemente perché, ad un certo punto, mi sono data il permesso di prendere ogni situazione con semplicità e naturalezza, cercando di non pensare troppo alle conseguenze e a quello che avrebbero pensato gli altri.

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